::VeRBaL:: - ::PaRoLe Di STeFaNo BoeSSo::

Canterò le storie della mia mente a voi, signore e signori...
Parole Futili Di sabato, 21 giugno 2008

capitolo X [che per 3 fa ventuno ed è fonte di parole impresse agli occhi] [-] [ma se non esisti non puoi leggerle]

e

tuttociòchemi

passaè

giàpassatoe
ciòchemi

passerà

ancoranon

è

stato

generato

edioinmezzoa
loro

sono

ciòchesono
coluichesono.

ilsessopronunciato
sullatua
boccadelquale
saiche
iotiparlerò.

cercaminell'aria
traledita
tradita
daunremida
ched'oro
aloro
nullahadonato
nelpropriopassato.

sfrigolosuramefilato
ingommaresistente
perdiventarequadrucciinbrodo
coloratidigasesilarante
perraccontarticosamaiviste
emostrarticosemaidette.

sonol'invisibiledietrodite
l'ombracheti

assassinerà

insogniadocchiserrati
mentrel'urinairrorerà
l'ombradeltuogiaciglio.
vomitato da: verbaldsign alle ore 15:10
corda da violino
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dissociazioni mentali: invisible
Parole Futili Di domenica, 09 marzo 2008

capitolo sei - 6 sei [ciò che un nonsense recita come propria attitudine mentale]

il

tatuaggio murario

che
recita che
il colpevole esiste
[devi solo trovarlo] che
accompagna il

peregrinare

delle tue mentali
azioni su
asfalti screziati di
neve da
naso cui,

solo,

il caso dileggia
parole.

il
rutto peloso che
viaggia tra
palle ultraterrene e
l'escremento che
mira di
giustezza al
tuo capo per
fracassarti le

membra pensanti.

costruisco le

azioni

che ti portano a
sugellare i

[in]

successi della tua
vita, la
moltitudine che

ogni giorno

incontri riluttante ad
alzare gli
occhi per
la vergogna della
tua
inettitudine.

la
sequenza
numerico-reale che

mai

ringrazierai per
il
fatto che
la
tua
vita ha
preso

forma

nel vomitoso
amplesso
di pochi
secondi
consumati tra
il
fogliame fitto di
una

vita

non

tua.
vomitato da: verbaldsign alle ore 18:46
corda da violino
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dissociazioni mentali: invisible
Parole Futili Di venerdì, 25 gennaio 2008

capitolo cinque - dove le parole futili in quantità inutili utilizzano spazi compressi in cui non più crescon cipressi

colui del
quale l'ombra ti
segue nei

vicoli

e nelle
strade dal

silenziososilenziourlantenotturno.

i peccati che
taciuto a te stesso
hai e che
riveli solo alla
tua anima

spacciandoli

per

veniali fenditure nella nebbia luccicante

e ostruente che
nei tuoi occhi
si
forma
al

mattino
irrorato di
fresco.

avrò fame di
te mentre il

mio

sguardo silente
ti mangerà di
baci come ad
un bambino col
moccio al naso.

la notizia che
scorri sulle
pagine di
giornale interessato a

sapere

cosa dice una

pietra nel nulla ma
non a
piangere un
innocente che
dona alle proprie

mani
se
stesso.

il secondo dei
problemi esistenziali
della tua
inutile
giornata,
quello che
vedi ma
non osservi,
senti ma
non

ascolti,

risolvi sproloquiando
parole ad una
cornetta digitale
fatta di
tutto
tranne
che
di x, y e z.

il commento
che ti si
forma nella

testa a

cose
fatte, il
bruco che si
nutre
al
di


dell'oceano, la
mantide

maschio alla
fine
dell'erezione.

mi
sono
formata sopra
i
cadaveri dei
tuoi
avi e mi son fatta
marciare sopra da loro.

la terra che ha

nutrito il tuo
nutrimento tra
nitriti di
nitrato consegnati il
natale non
nato.

il regalo
che
non
hai
scartato che ti

avrebbe

irradiato il
cuore ma le
mani
del mio
padrone,

ahimé,
erano troppo
antipatiche per le tue
orecchie.

l'ultimo dei nani.
vomitato da: verbaldsign alle ore 18:20
corda da violino
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dissociazioni mentali: invisible
Parole Futili Di domenica, 06 gennaio 2008

capitolo quattro - ed arrivò il ***e parlando di se stesso come dell'unità unica cui tutto discende

dopo di me
e
prima di me

un ragazzino

con una
sciarpa rossa compra un
dolce per

sgranocchiare

un sogno delizioso.

la voce sono che
ti
è

dentro

la mattina del
riposo
per affilarti l'anima
e non
farti crescere le
idee.

temi le
mie parole mentre
sanguino
bevendo dalla
tua anima su
un altare di

pace & felicità
su

sacrificiomartirioecastigo.

croce e delitto delizioso di
peccatori sapienti
per
giudicarsi al di fuori di



come se il loro
peccato fosse

minore del proprio.

sono

l'assenza che vorresti
sentire nella
voce di chi
difende il
male procacciandolo per
bene.

il tacito
assensoprivodiassenzio che
plaude a
bestemmie senza capirle.

l'anima che
attende fuori dal

purgatoriale dopo di
te
e
che
tu,
odiando il tuo dio per andarlo a

pregare,

ignori e
identifichi come
l'ombra da
evitare nella tua
via della

croce.
vomitato da: verbaldsign alle ore 19:04
corda da violino
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dissociazioni mentali: invisible
Parole Futili Di domenica, 09 dicembre 2007

capitolo tre - e non si svela ciò che le parole celano dietro menti affilate ad una ragnatela

e qui
fa l'ingresso il solo

incedere

di passi che
mai vedrai oltre
il tuo

nasofoderatodiraso.

e qui
smetto di
essere l'uomo che
hai conosciuto: creatura
son ora, di
duplice fattezza
vittima, di
luce ed ombra composto,
di silenzio e assenzio

condito.

due triangoli mi

farciscono il dorso
a
simboleggiare i

canoni nei

quali tu identifichi
l'eterno.

piume e artigli mi
sbilanciano e
parole futili mi
riempiono gli
orecchi per
convincermi delle
tue definizioni.

ora sono come nelle
divinazioni
dipinto,
me e il
mio
contrario
su piani uniti,
me
e
me
stesso
e
tutti
i tuoi aliti di vita.

hai fallito nel
lasciarmi fuori di
te
ed
adesso il mio

seme

ti ha

ingravidata

in un sussulto di
lascivia per il
quale le dita
han sfiorato il
tuo
respiro.

ora mi osservo le tue

mani

e mi carezzo il
corpo per
sentire come il tuo sé
imgombra
l'aria.

il lavoro puote
trarre a sé
l'inizio.
vomitato da: verbaldsign alle ore 14:39
corda da violino
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dissociazioni mentali: invisible
Parole Futili Di venerdì, 30 novembre 2007

capitolo due - ove un finto delirio è vestito da tale e quale è

per millenni

voci han parlato di me.
voci chiare e pulite,
grosse
e
sapienti.

voci cui dai
l'importanza che
meritano i
tuoi orecchi e
tutto ciò che

intendere sanno.

per

millenni

altri ti han detto

chi e cosa

sono,
cosa amo e cosa faccio,
dove vomito la mia anima

e

in quale
purgatorio espio
le colpe delle

voci.

voci

sapientisaccentiparenti
di amanti non
vedenti e
deliri diurni su
fogli grigi e
pagine bianconere ti
raccontano,

distorcendo la

realtà, ciò che in
realtà
realmente non si
realizza
riuscendo a
rompere gli argini di
risate
riscoperte.

la mia mano ha
comandato eserciti e
tagliato gole,

ingravidato preti e
mondato l'impurità di
bimbi giocosi,

spinto le dita di

menti vuote

a
giustificare
giustizie assolute.

carica gli amici e porta i fucili, è divertente pretendere e perdere.
vomitato da: verbaldsign alle ore 17:17
corda da violino
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dissociazioni mentali: invisible
Parole Futili Di sabato, 27 ottobre 2007

capitolo uno - dove chi parla si annuncia come chi parlerà declamando confessioni sferiche

sono l'Invisibile e
questo è ciò che

sono.

il mio nome

reale

è quello che hai
sempre sulla
punta della
lingua.

sono l'amico d'infanzia che
incontri per strada ma
non ricordi chi sia;

lo sguardo che
scruti sull'autobus

al mattino presto

mentre esci dal

puzzolente tugurio

che ti è tana;

mi hai riconosciuto nel
cliente che dal primo
giorno frequenta il tuo
bar ma
al quale, dopo

10 anni,

non sai mai cosa servire;

sono la sagoma

familiare,

che è

sempre

in fila davanti a
te al
supermercato notturno,
della quale non

hai

mai

visto

il volto,
impegnato come
sei a
cercare la
tessera punti.

questo è ciò
che sono
e ciò che non

sono.
vomitato da: verbaldsign alle ore 13:46
corda da violino
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dissociazioni mentali: invisible
Parole Futili Di domenica, 05 agosto 2007

1000.01

Gelida penombra di un tardo pomeriggio estivo [fuoco che aleggia intorno a te, dentro di te.].

Ti svegli già seduto sul bordo del letto coi piedi che, penzoloni, strusciano il pavimento [lame di vetro ti penetrano dentro ai piedi fino ai tendini. Fitte lancinanti ti straziano la mente, le idee ed il vuoto che le lega assieme, indissolubile come amanti in un amplesso ti].

La maglietta sudata ti gela la schiena ad un breve alito di vento caldo che nasce tra la finestra spalancata e la porta semiaperta della piccola stanza.

Scorgi lentamente, ora che gli occhi si abituano, [mostri e licheni di bosco e sottobosco, giovani elfi e piccoli gremlin che scherzano nella vacuità delle loro vite] gli oggetti ed i mobili che ti circondano. Tutto sembra far parte di un surreale sogno tossico: le tapparelle macinano, come trebbiatrici, la fioca luce che dà musica alla polvere ballerina. La piccola abat-jour diventa una brasiliana che ancheggiando ti mostra due enormi seni pieni di sesso da consumare. Lo scendiletto sotto di te è la bocca dell'inferno e i disegni sono i generali delle tenebre che istruiscono le anime perse per la conquista del mondo [motivi floreali reggono i suoi angoli e geometrie ricollegano tutto all’origine centrale della vita. L’Yggdrasill affonda le radici nel sonno implume dell’aere, te dentro come lunghi arti nella carne del macellato].

Dalle grandi ante dell'armadio escono, cantilenando gessi su lavagne, al ticchettio della tua sveglia, enormi avvoltoi a cucù: le urla strazianti ti perforano i timpani e le orecchie ti fischiano all'infinito in un loop sadico e diabolico; i loro becchi e i loro occhi allucinati ti ricordano con “calore & affetto” la tua infanzia ed una lacrima riga il tuo collo.

 

Una goccia di sudore si fa largo sul tuo petto riportandoti nella dimensione reale […], scrivendoti nella mente, in un angolo neanche tanto remoto, quanto appena vissuto: dalla tua pelle vengono strappate bianche piume e sai che devi muoverti prima che il tuo sangue ridiventi la tua pelle e ti riporti nella tua cella.

 

I preparativi sono brevi, come tuo solito. Non ti lavi e infili un paio di pantaloni logori, due scarpe che farebbero schifo ad un topo, prendi quello che devi e ti sputi fuori della tua prigione. Un verde corridoio separa il dentro e il fuori [celle al posto delle porte dei vicini come bocche di un unico, enorme, autofagocitante mostro con lingue di braccia che tentano di afferrarti, di cogliere, di dare; vagano nel vuoto alla ricerca di un appiglio come provenienti da ciechi camaleonti nascosti tra le mura liquide dell’uovo in cui stai vagando].

 

La città è rossa di tramonto e di se stessa.

Sangue piove fuori dal sole ed un enorme asciugacapelli prova a portare ordine tra le tue idee sudate [la lista della spesa].

Un paio di occhi vacui si posa sulle palme delle tue mani gustando i segni della recente lotta, schifando i resti di ciò che non è più [corpi azzuffati in un amplesso selvaggio e belligerante, armi che scintillano su campi arsi dal sole e tumuli funerari come monumenti di avi imponenti nella memoria].

Davanti ai tuoi vedi l’aria muoversi, immondizia ondeggiare in minuscoli mulinelli di lana, foglie e nulla. I palazzi cominciano a vestirsi di luci d’artificio e i lampioni raddoppiano il rosso del cielo, specchio contro specchio per portare verità nascoste in menti sorde.

Presto, pensi, tra un lampione e l’altro il buio avrà forma di affilati denti pronti a struggere carni innocenti. Il mostro prenderà vita da se stesso come nera fenice di gelo e sangue.

Dal cielo piovono le prime ed ultime ombre alate che parlano alla tua mente [corvi mangiano pipistrelli che mangiano corvi in un continuo lacerare e beccare]. Alzi lo sguardo e vedi la città prendere forma di deserto arido con dieci, cento, mille gole di cemento [sgozzate da mani medicinali e voluttuose, volenti voluti disastri sentimental-gotici in famiglie con bianchi mulini in dorati campi di pop-corn] dalle quali fuoriescono mostri d’ogni forma e specie.

Ombre e persone ti circondano proiettando lunghe e scure ombre di animali mitologici intorno a se stesse, come impossibili ombre di mani di vampiri in vecchi film in bianco e nero. Giovani e vecchi Dèi scrutano se stessi scrutandosi gli uni gli altri, aspri in volto, per non far scemare la loro memoria, per non cedere la propria vita in favore di quella di un altro.

La memoria rimane e con essa la loro forza di impotenti creature partorite da menti bambine.

La memoria rimane e con essa la tua ombra che lunga ti sovrasta in potenza ed importanza.

La memoria rimane e null’altro ha importanza.

 

Un piccolo essere color pioggia di sabbia sbava camminando davanti a te inseguito da un sosia poco più grande.

 

Sei lì perso nel nulla

Sei lì cacciatore di mostri

Sei lì con mani di sangue su cuori rubati

Sei lì ansioso di morte

Ansioso di dare la morte

Ansioso di avere la morte

nelle tue mani

per avere la vita

dentro i tuoi

occhi

 

Il cemento lentamente si fluidifica sino alla scura volta che ti opprime il respiro e tornano dinanzi a te rettangoli e quadrati luminosi su sfondo morente. Le cataratte sono scomparse oppure, alla fine ti sono scese sugli occhi, ancora non riesci a distinguere la realtà materiale da quella mentale.

 

È l’ultimo giorno.

 

Poi avrai pace.

 

***

 

Sei mesi fa: il tuo corpo disteso in terra in un vicolo sudicio, sanguinante, cosparso di feci di topi e di cani, mezzo roso da insetti e ratti di ogni grandezza. [Una mano] Vermi scivolano sopra e sotto il corpo come morbida e vivente coperta [rimbocca il letto e un bambino dorme cullato da stelle canterine luminose. Nel buio due occhi spiano la sua tranquillità e con amore si accingono al proprio pasto d’amore].

L’anima martoriata da orrendi incantesimi e cupe maledizioni vaga nel corpo alla ricerca dell’uscita tramite cui fuggire se stessa.

La mente, lucida, assiste alla carneficina di sé [tutti vittime e carnefici di noi stessi, vaghiamo in nebbiose acque grigie alla ricerca del vuoto], impotente e rassegnata all’inabilità di ribellarsi. Analizza fatti, compone sinfonie di ragionamenti, scrolla dalla volontà l’inerzia e le dona linfa di morte [Un braccialetto da ospedale].

 

Sei mesi fa un lampo candido come sorriso di infante è morto dentro di te e tu sopra di lui; di quel lampo rimane solo un tronco mozzo e sterile che affonda le radici nel tuo petto [due bambini seduti ai piedi del grande albero sulla collina giocano, minuscole silhouettes come marionette cinesi]. Da quel lampo la vita, metà di essa, è fuggita verso l’atrio della rinascita ed ivi è rimasta nell’attesa di formare una mela con se stessa.

 

Sei mesi fa sei morto per la seconda volta: questa è stato il tuo corpo e non solo il tuo spirito a freddarsi e di ciò che eri prima rimane solo una sagoma bianca di gesso su asfalto [Un sorriso]. I tuoi occhi ciechi vedono esseri vestiti di nero che ti girano intorno, ti alzano, ti trasportano via in un sacco nero che tu non vedi e che per te diventa il sipario sul resto del mondo. Vedi, invece, alle loro spalle, ombre nere che contornano occhi di fiamma grossi come pugni, ombre indistinte che si allontanano, si intrecciano, si mescolano, si sovrappongono. Percepisci le vibrazioni delle loro voci senza capire cosa dicano [riti indiani recitati da vecchi bicentenari drogati intorno ad un fuoco di vita]. Alla fine del viaggio ti trovi in un grosso seminterrato, così almeno pensi, sudicio. Continui a muovere a destra e a manca gli occhi che, immobili, restano fissi sul soffitto. Senti persone parlare una lingua che più non comprendi mentre le ombre, flautando, concitatamente ti circolano, ti sovrastano e ti avvolgono come boa sulla preda. Il loro lamento diviene insopportabile e cadi, alla fine, vittima incosciente di te stesso e dei tuoi pensieri.

Vedi mani di lattice frugare le tue membra; odi gocce di latte parlare la lingua straniera di prima [Un grosso elefante vola in circolo sulle teste del triangolo d’uomini che fa capannello al tuo cuore].

Tra le ombre, una, più grossa e quasi palpabile ai tuoi sensi inabili, si fa strada con fare di ape regina, organizzando il lavoro attorno a sé. Senti la tua anima allontanarsi da te. Nei suoi gesti un denso e sanguigno fiume di ordini e disposizioni, nei suoi occhi il gelido ghiaccio che sei coppie d’ali si formano attorno. Un algido vento scorre come sangue tra le pareti delle tue membra nel tempo che il tuo spirito impiega a riprendere possesso del cadavere che ormai sei condannato ad essere.

 

Sei mesi fa sei morto e risorto a morte nuova.

Sei mesi fa hai ripreso la tua parte d’attore nel ruolo che interpretavi come comparsa su questa terra.

Sei mesi fa le cose sono cambiate e tu, ora, tuo malgrado, sei protagonista della tua vita.

vomitato da: verbaldsign alle ore 12:38
corda da violino
commenti
dissociazioni mentali: 1000
Parole Futili Di sabato, 13 gennaio 2007

di nuovo

come fai

tu

a pescare nelle
acque dell'oceano
se il tuo
primo

pensiero

è quello di

legarti

le mani coi piedi?
vomitato da: verbaldsign alle ore 18:02
corda da violino
commenti (2)
dissociazioni mentali: parole al vento
Parole Futili Di venerdì, 12 gennaio 2007

120107

il nobile
bagnò il suo

corpo

nella vasca di
acqua santa.

il gracchio
lasciò il suo

ramo

battendo con
forza le ali.


la giovane
morse le sue

labbra

con bianchi
incisivi.
vomitato da: verbaldsign alle ore 21:59
corda da violino
commenti
dissociazioni mentali: versabili

Scheda Informativa

Utente: verbaldsign
Nome: Parola Verbale [aka Stefano Boesso]
[Dico di me] Sono il cantastorie della mia anima, il menestrello dei miei sogni. Se vuoi sentire il vuoto, innamorarti del suo sospiro, ascolta le mie parole e chiudi gli occhi... [/Dico di me]

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